Azienda ULSS3 Serenissima - Centro Salute Mentale

📍 Medicina estetica a Mirano

Azienda ULSS3 Serenissima - Centro Salute Mentale

1.2

L'Azienda ULSS3 Serenissima - Centro Salute Mentale a Mirano offre servizi di assistenza sanitaria che richiedono un approccio attento. Tuttavia, la gestione amministrativa e l'efficienza della segreteria possono presentare criticità significative, influenzando la fluidità dei processi burocratici e la tempestività delle comunicazioni.

Sebbene vi siano figure professionali di alto valore, l'esperienza complessiva può risultare frammentata. È fondamentale che il supporto psicologico sia più personalizzato, evitando approcci eccessivamente tecnici che rischino di trascurare il vissuto individuale del paziente a favore di una diagnosi rigida.

Caratteristiche e servizi di Azienda ULSS3 Serenissima - Centro Salute Mentale

Accessibilità
  • Bagno accessibile in sedia a rotelle
  • Ingresso accessibile in sedia a rotelle
  • Parcheggio accessibile in sedia a rotelle
Servizi
  • Toilette
Pianificazione
  • Si consiglia la prenotazione

Azienda ULSS3 Serenissima - Centro Salute Mentale è in posizione 53 su 53 di medicina estetica a Mirano

Recensioni dei clienti

★★★★★
★★★★★

Azienda ULSS3 Serenissima - Centro Salute Mentale ha una valutazione di 2.3 su 5, basata su oltre 9 recensioni su Google

Claudiu Tudor

Sono stufo di tutti distretti di Mirano, Spinea ecc. Si vuoi rinnovare una tessera sanitaria ogni anno ti chiedono qualcosa in più.....ogni anno 🤕 . Per fare rezidenta permanente ti chiedono documenti da inps e non capisco perché? Perché tutto si può verificare online da sportello ma sono 😡....

Claudiu Tudor ☆ 1/5
Pietro Mirate

Segreteria completamente assente, ho chiamato 12 volte nell’arco di 15 min per riuscire a farmi rimandare una ricetta tramite e-mail e nessuno, ripeto nessuno risponde.

Pietro Mirate ☆ 1/5
Giuseppe Gardellin

Il dott. Pertile Ivan un grande medico e una persona meravigliosa

Giuseppe Gardellin ☆ 5/5
Baby Go99

Mi sono rivolto al vostro servizio con fiducia, con la speranza di trovare ascolto, comprensione e un sostegno autentico per affrontare un periodo complesso della mia vita. Purtroppo, l’esperienza che ne è seguita è stata profondamente deludente e mi ha fatto sentire ridotto a un’etichetta diagnostica, più che considerato come una persona con una storia e un vissuto reale. Ho raccontato situazioni che stavo subendo e cercavo un aiuto concreto per affrontarle, ma invece di essere ascoltato e sostenuto, ho avuto la sensazione che ogni mia parola venisse filtrata attraverso una diagnosi, come se ciò che vivevo fosse sempre e solo un prodotto della mia mente. In questo modo, i miei dubbi e le mie paure non sono stati accolti come segnali di sofferenza, ma come conferme di un disturbo, rafforzando la mia confusione e impedendomi di prendere consapevolezza della realtà in cui mi trovavo. Avrei avuto bisogno di un percorso centrato sulla mia esperienza, capace di aiutarmi a elaborare ciò che stavo vivendo e a ritrovare fiducia nelle mie capacità. Invece, ho trovato un sistema che tende a osservare più che a comprendere, a catalogare più che a entrare in relazione. Le mie parole venivano spesso interpretate come "paranoie" o "visioni distorte", anche quando facevo riferimento a fatti concreti. Così ogni tentativo di spiegarmi diventava una dimostrazione, agli occhi di chi mi ascoltava, di una presunta instabilità. È un meccanismo che annulla, lentamente ma inesorabilmente, la dignità e la voce di chi cerca aiuto. A questo si aggiunge una gestione del trattamento farmacologico che ho percepito come imposta, più che condivisa. In alcuni casi ho sperimentato effetti collaterali importanti, che non sono stati presi in considerazione o sono stati interpretati come parte del mio "disturbo di base". Col tempo, i sintomi si sono attenuati, ma nessuno ha mai riconosciuto che il problema potesse dipendere dal farmaco stesso. Questa mancanza di ascolto e di dialogo ha contribuito a una crescente perdita di fiducia nel percorso terapeutico. Oggi mi rendo conto che ciò che mi ha ferito più di tutto non è stata la sofferenza in sé, ma l’assenza di un vero riconoscimento del mio vissuto. Essere seguiti non dovrebbe significare essere osservati o controllati, ma accompagnati, ascoltati e aiutati a ritrovare la propria voce. La diagnosi non può diventare un filtro che nega la realtà della persona, né una scorciatoia per evitare di affrontare la complessità del suo dolore. Il mio intento non è accusare, ma sollecitare una riflessione profonda: il compito di chi lavora nella salute mentale non è solo curare, ma comprendere. L’ascolto empatico, la validazione del vissuto e il rispetto per la soggettività dovrebbero essere i primi strumenti terapeutici, non i più difficili da offrire. Il perdono, se lo concedo, è rivolto solo a me stesso: per aver dubitato della mia lucidità e per aver creduto che la mia mente fosse il problema, quando invece avevo solo bisogno che qualcuno mi credesse e mi aiutasse a dare un senso a ciò che stavo vivendo.

Baby Go99 ☆ 1/5
sonia Rose

Ho portato mia figlia di 15 anni al colloquio psicologico per due volte, alle ore 15 del pomeriggio, facendola uscire prima da scuola perché erano i giorni la quale finiva appunto intorno le h. 15. Senza pranzare l’ho portata veloce per arrivare in tempo e tutte due le volte mia figlia ha dovuto finire molto prima il suo colloquio perché c’erano persone che si lamentavano ( giustamente) perché avevano lo stesso orario suo. La dottoressa ha provato a spiegare loro che si erano sbagliati ma alla fine invece dipendeva da lei l’errore. E’ umano sbagliare per carità, la prima volta nn ho detto niente ma alla seconda non ci sto perché non è giusto. Se mia figlia deve fare la sua ora o 50 minuti quello che è le deve fare, e non come poi mi ha risposto la dottoressa che il tempo è in base al clinico e dal colloquio di valutazione ecc ecc… Se non ci fossero state quelle persone però, mia figlia avrebbe fatto il tempo dovuto e poter esprimersi meglio, visto che ha potuto rispondere solo a qualche domanda. Ed al test fatto nel primo incontro infatti per poter fare entrare un’altra ragazza che aveva il nostro orario, la quale si era molto agitata per la situazione creata, mia figlia dopo aver compilato il test la dottoressa le ha detto che ne avrebbero parlato la volta dopo proprio perché doveva fare entrare appunto questa ragazza. Si è percepito che la cosa è stata fatta in modo frettoloso e anche abbastanza imbarazzante vedere le persone in sala d’attesa arrabbiarsi mentre mia figlia era dentro sembrando di aver rubato il posto a qualcuno. Quindi il percorso psicologico con l’Ulss mia figlia lo termina qui.

sonia Rose ☆ 1/5

Informazioni su Azienda ULSS3 Serenissima - Centro Salute Mentale

Indirizzo

Azienda ULSS3 Serenissima - Centro Salute Mentale si trova a Via Miranese, 18, 30035 Mirano VE, Italia

Telefono

Il numero di telefono di Azienda ULSS3 Serenissima - Centro Salute Mentale è +39 041 513 3418

Sito Web

Il sito web di Azienda ULSS3 Serenissima - Centro Salute Mentale è: aulss3.veneto.it

Orario di apertura

Lunedì: 08:00–20:00
Martedì: 08:00–20:00
Mercoledì: 08:00–20:00
Giovedì: 08:00–20:00
Venerdì: 08:00–20:00
Sabato: 08:00–14:00
Domenica: Chiuso

Street View

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